#WEF 2016 Day 1: preventing future shocks

Come prevenire possibili corti circuiti?

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on LinkedInShare on Google+Share on WhatsApp

wef12016Il giorno 1 di Davos è iniziato con un interessante scontro intellettuale tra Martin Sorrell (CEO di WPP plc, la più grande società di adv del mondo) e Paul Singer (fondatore e CEO del fondo Elliott Management Company), in un panel dal titolo “Preventing Future Shocks”, moderato da Maria Bartiromo di FOX News.

Martin, che esprime una visione molto vicina all’economia reale, tra gli altri temi discussi sostiene che il mondo della finanza è pieno di persone che guardano solo al brevissimo termine, mentre nessuno fa investimenti sul lungo. Paul invece, che è un interlocutore con visione più finanziaria rispetto a Martin, sostiene che ha ragione il mondo della finanza nel concentrare la propria attenzione (e i propri investimenti) al breve termine, in quanto il compito della finanza è di guadagnare. A inserire un tema centrale nella discussione è proprio Maria Bartiromo, la quale ha messo in evidenza come le banche internazionali concedano liquidità solo a chi fa M&A, cioè acquisizioni e fusioni, senza finanziare chi invece fa investimenti. Quest’ultimo caso, il mancato finanziamento degli investimenti, si verifica anche in Italia, dove la situazione è ancor più complicata: se incrociamo, infatti, i dati di Banca d’Italia sugli impieghi con i dati del costo dei nuovi prestiti a PMI e grandi imprese, emerge che i (pochi) soldi destinati dalle banche al finanziamento dell’economia reale del nostro Paese sono diretti quasi esclusivamente a grandi aziende, e non a attività imprenditoriali di piccole, medie e micro dimensioni, che sono invece il cuore pulsante dell’economia italiana. Questo meccanismo tutt’altro che virtuoso può solo portare ad una situazione di corto circuito che si sta già verificando, situazione nella quale le banche – internazionali e italiane – non finanziano più l’economia reale, in una forma di riluttanza che peggiora di giorno in giorno. Le banche italiane, lo sappiamo, sono bloccate da modelli di business non più redditizi e da una mole impressionante di sofferenze sui libri. Le internazionali, invece, sembra siano più propense ad investire sull’M&A o sul breve termine piuttosto che in investimenti industriali, quelli che si chiamano investimenti in CapEx, Capital Expenditure, cioè investimenti fissi.