#WEF Day 2: Future Proofing

Il futuro della finanza globale

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wef22016In uno dei panel del World Economic Forum di questa mattina, si è discusso di come i sistemi regolamentari e i controlli sui rischi talvolta impediscono alle banche e ai fondi, soprattutto pensionistici, di intervenire su asset molto redditizi e solo apparentemente rischiosi. Tuttavia, spesso tali asset sono redditizi solo perché c’è poca domanda proprio perché molti fondi non possono entrare in queste categorie e questo proprio per motivi regolamentari. Nell’intervento “Future-Proofing” Stephen A. Schwarzman, presidente e CEO di Blackstone, ha auspicato un possibile ingresso di banche e di fondi previdenziali in questo tipo di investimenti. Questo significherebbe aprire grandi asset class redditizie a grandi investimenti, con un beneficio chiaro: le asset class vedrebbero una maggiore affluenza di liquidità e, allo stesso tempo, chi investe potrebbe contare su rendimenti più alti. Perché tutto questo ha senso nella proiezione futura? Perché questo meccanismo, portato al massimo del suo virtuosismo, potrebbe rendere più sostenibile – attraverso questi nuovi investimenti –il debito previdenziale futuro, cioè quella parte di fondi destinata al pagamento delle pensioni. Una situazione, quella previdenziale, che oggi è critica: i rendimenti degli investimenti dei fondi pensione sono pari a zero, talvolta addirittura negativi perché questi fondi non possono permettersi di prendere rischi e, di conseguenza, non rendono nulla. Di un altro avviso invece chi si occupa di regolamentazione, in questo caso Jeroen Dijsselbloem, presidente dell’EuroGruppo, altro partecipante al panel. Dijsselbloem sostiene che il primo step è quello di risanare le banche. “Ci sono – dice – troppi crediti deteriorati nei bilanci delle banche europee e a noi spetta occuparci di questo”. La verità, a mio modesto parere, sta nel mezzo: credo ci sia possibilità e spazio per aprire ad alcune parti di fondi molto prudenti questo tipo di investimenti, che sono al contempo più redditizi ma anche maggiormente volatili.

La conversazione si è poi spostata sul Fintech. L’economista cinese Min Zhu, Managing Director del Fondo Monetario Internazionale, ha sottolineato come finora il fintech si sia concentrato sulle transazioni e blockchain. La prossima frontiera di questo settore, secondo Min Zhu, sarebbe  il lending: le capacità delle forme di peer-to-peer lending di intercettare il rischio di credito sulle piccole e micro imprese sono infatti molto buone, se non migliori di quelle delle medio-grandi banche. Questo “next step” porta un ragionamento non indifferente: come regolamentare il fintech, e in particolare la concessione di credito tramite il fintech? E soprattutto: come evolverà la situazione – soprattutto per le banche – nell’erogazione di credito circolante con il fintech? Le piattaforme peer-to-peer sono molto abili a processare big data e a determinare il rischio di credito in maniera proporzionata rispetto al beneficio dei prestatori: questo porta ad un nuovo capitolo nel mondo del credito bancario, con un soggetto nuovo e molto agguerrito ma, al tempo stesso, poco o per nulla regolamentato. Dijsselbloem ha sottolineato che la regolamentazione di questa nuova frontiera nella concessione del credito è già nell’agenda dell’Eurogruppo.