#WEF Day 3: Blockchain

Una grande opportunità per chi accetterà la sfida

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wef32016Protagonista, qui a Davos, non è solo la finanza. Anzi è un po’ in secondo piano.
Protagonista è invece la finanza del futuro-presente: Blockchain, cui – almeno in Italia – ci rivolgiamo con vena futuristica o esoterica, o con gli occhi pieni di punti di domanda, è invece già realtà, ed è una delle innovazioni che cambieranno a stretto giro il modo di vivere, lavorare, fare banca e non solo.
Ma cos’è la Blockchain? E’ il registro pubblico e non anonimo che contiene, tra l’altro, tutte le transazioni di Bitcoin effettuate nel corso del tempo. Una sorta di libro mastro condiviso, dove attraverso un complesso sistema di crittografia vengono verificate l’identità di chi è coinvolto, il messaggio che trasmette e la sua integrità.
Un sistema decentralizzato, condiviso democraticamente da tutti gli utenti. Insomma, “Il Bitcoin è l’email, il blockchain è il protocollo (HTTP)”, come afferma Joichi Ito, direttore del MIT Media Lab. L’obiettivo del Blockchain, dunque,  è sostituire i server che oggi “sostengono” il mondo online fornendo il potere di calcolo e di stoccaggio. Ma chi fa da garante dell’identità online e dell’integrità dei contenuti scambiati e in cambio di cosa?
Ad oggi, sono le aziende (Amazon, Google, Facebook solo per citarne alcune) e i governi le autorità che accertano le transazioni, gli intermediari imprescindibili che garantiscono la veridicità e l’affidabilità di ciò che si scambia online, che però si fanno garanti delle nostre identità digitali ad una condizione: ottenere i nostri dati.
Con la Blockchain, invece, la legittimità delle transazioni (di moneta, informazioni, identità, servizi) è garantita collettivamente. Questo significa che la nostra intera esistenza online potrebbe essere disintermediata senza che gli utenti debbano fornire i propri dati. Ma significa anche che la disintermediazione sarà applicata a tutti i settori della vita quotidiana. La disintermediazione del sistema finanziario e bancario, la decentralizzazione del mercato azionario o i processi di quotazione in Borsa non sono il futuro; sono invece realtà di cui tutti gli operatori, i regolatori e i Governi devono prendere coscienza, quanto prima, per essere pronti a quello che verrà.
Qui a Davos se ne parla con entusiasmo e ineluttabilità. Condivido entrambi. Ma non posso non pensare che per qualcuno questo generi non indifferenti livelli di ansia. Basti pensare a chi è pagato per certificare, a chi vive di carte e autorizzazioni, riconoscimenti di identità, spostamenti di cose immateriali come il denaro, firme su contratti…Un’evoluzione che personalmente accolgo con grande favore e che auspicavo già qualche anno fa, senza avere idea dell’arrivo della Blockchain: è evidente che chi guadagna oggi facendo pagare le transazioni – i.e. gli sportelli bancari, e l’Italia è purtroppo leader di transazioni salatissime – non sopravvivrà alla nuova dimensione gratuita, aperta, condivisa, che evoluzioni come Blockchain e forse Bitcoin portano con sé. Chi non ha voluto arrendersi finora e soprattutto vuole continuare a operare con business model obsoleti, con operazioni che sono rimaste ferme rispetto al progresso della tecnologia e della finanza 3.0, dovrà o prendere immediati e seri provvedimenti, o accettare la sconfitta. Questo è il mondo senza pietà del web: se non ci sei non esisti, e se non esisti non puoi essere un soggetto finanziario del presente futuro.